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© 2003 Edzioni Poli.design
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Periodico semestrale registrato presso il tribunale di Milano al n° 409 del 7 giugno 2004.

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cod. ISSN 1824-2219

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design e sviluppo



Il design della comunicazione come progetto di sistema

A cura di: Paolo Ciuccarelli

La questione di una dimensione sistemica del design della comunicazione certo non è nuova - pensando ad esempio alla disciplina dei “sistemi grafici” - ma (ri)assume oggi una forte centralità. Numerosi fenomeni in gran parte concorrenti hanno prodotto un aumento della complessità delle azioni comunicative nelle quali il designer interviene a dar forma agli artefatti, e, soprattutto, del contesto nel quale queste azioni hanno luogo: digitalizzazione della materia prima e di tutti i processi (liquidità delle informazioni); estensione dei processi comunicativi e il ruolo attivo degli utenti finali (user generated contents); assunzione della piattaforma Internet e del paradigma della rete come circuito di comunicazione e azione principale, mai escluso, a volte esclusivo. Questi ed altri fenomeni evidenziano l’importanza del controllo delle relazioni e delle reazioni dei diversi elementi che, giocoforza, vengono chiamati in causa nella costruzione dell’azione comunicativa. La globalizzazione (e la successiva rilocalizzazione) dei mercati e la centralità della marca nella generazione e nella diffusione del valore nelle attività produttive, così come la consapevolezza dell’importanza della comunicazione nell’afforntare i problemi connessi ai cambiamenti a volte drammatici che caratterizzano il nostro ambiente, hanno determinato nuove opportunità (territori) di progetto, e anche contemporaneamente amplificato (o determinato) la complessità dell’azione comunicativa, per cui è sempre più difficile, e forse meno utile, progettare senza una visione sistemica dell’agire comunicativo. Accogliere poi all’interno dei sistemi comunicativi, o meglio allargarli ad includere, la rete digitale e quindi anche i possibili contributi e interventi dell’utente/cliente finale è un percorso che se da un lato offre opportunità enormi sul fronte della personalizzazione e del coinvolgimento, allo stesso tempo produce un aumento ulteriore del livello di complessità: i sistemi comunicativi diventano sistemi complessi nella misura in cui è più difficile prevedere e quindi progettare il loro stato futuro, condizionato inevitabilmente anche da ciò che gli utenti portano come proprio contributo all’interno del processo comunicativo. Nei contributi di questo numero è evidente l’intrecciarsi delle relazioni, anche tra i diversi saggi: dai primi delle sedi di Napoli e Milano che riflettono sulla immagine coordinata e sul rapporto tra immagine e identità d’impresa nel quadro di una visione ormai chiara della marca come sistema complesso, ai contributi ancora del Politecnico di Milano che fanno il punto su una specifica area del design della comunicazione come il design dell’interazione, che ha nelle relazioni e nel sistema i suoi elementi fondativi, si può tracciare un reticolo di rimandi intorno ad alcuni nodi/concetti principali: lo schema della rete, l’estensione delle relazioni a comprendere tutti i possibili portatori di interesse - nella comunicazione d’impresa come nell’attivazione di un servizio - le interazioni sempre più dirette tra impresa e utente, l’importanza del progetto delle interfacce o dei punti di contatto e della sinergia, che troviamo tanto nella definizione della brand experience quanto, ovviamente, nel design dell’interazione o nel progetto di servizi digitali. Ricorre anche l’idea che sia necessario per il designer della comunicazione, quando si confronta con entità complesse come la marca ma non solo, progettare anche uno strumentario specifico, progettare strumenti per il progetto che siano in grado di tenere insieme costanti e variabili, standard e personalizzazione. Una necessità implicita nel metaprogetto e presente nella definizione metaforica del concept book di Morone: “telaio da cui traspare la configurazione costante di un modello, che poi troverà pratica attuazione attraverso una serie di varianti”. In questo quadro riveste particolare importanza il richiamo all’ergonomia della comunicazione e alle relazioni semiotiche, che sostengono una visione sistemica della comunicazione evidenziando i rischi connessi ad un aumento della complessità dell’azione comunicativa, come quello della non accessibilità o disabilità. I contenuti proposti sono parte dell’attività di ricerca delle diverse sedi della rete Sistema Design Italia, e anche, come da tradizione nelle discipline progettuali, di un trasferimento virtuoso sul fronte della didattica, come testimoniato dai due interventi delle sedi di Camerino e Salerno (Scienze della Comunicazione). Per chiudere questa introduzione, ma anche per aprire a discorsi ulteriori, sta emergendo forte - nel quadro di un più generale allargamento della sfera d’azione del designer a comprendere la società nel suo complesso e non solo i propri specifici ambiti disciplinari – l’ipotesi del design della comunicazione come possibile attore del cambiamento socio-politico, e delle scelte che questi cambiamenti impongono: attraverso gli strumenti più consolidati e l’assunzione di un approccio sistemico e della chiave di lettura della complessità, il designer della comunicazione può proporsi come facilitatore nelle decisioni e nei momenti di pianificazione, soprattutto quando si collocano nel quadro di un sistema complesso e quando ci si trovi di fronte ad una situazione di particolare densità.

Accogliere poi all’interno dei sistemi comunicativi, o meglio allargarli ad includere, la rete digitale e quindi anche i possibili contributi e interventi dell’utente/cliente finale è un percorso che se da un lato offre opportunità enormi sul fronte della personalizzazione e del coinvolgimento, allo stesso tempo produce un aumento ulteriore del livello di complessità: i sistemi comunicativi diventano sistemi complessi nella misura in cui è più difficile prevedere e quindi progettare il loro stato futuro, condizionato inevitabilmente anche da ciò che gli utenti portano come proprio contributo all’interno del processo comunicativo.

Nei contributi di questo numero è evidente l’intrecciarsi delle relazioni, anche tra i diversi saggi: dai primi delle sedi di Napoli e Milano che riflettono sulla immagine coordinata e sul rapporto tra immagine e identità d’impresa nel quadro di una visione ormai chiara della marca come sistema complesso, ai contributi ancora del Politecnico di Milano che fanno il punto su una specifica area del design della comunicazione come il design dell’interazione, che hanno nelle relazioni e nel sistema i loro elementi fondativi, si può tracciare un reticolo di rimandi alcuni nodi/concetti principali: la rete, le relazioni tra i diversi portatori di interesse - nella comunicazione d’impresa come nell’attivazione di un servizio - le interazioni, le interfacce o i punti di contatto, che troviamo tanto nella definizione della brand experience quanto, ovviamente, nel design dell’interazione o nel progetto di servizi digitali. In questo quadro particolare importanza riveste il richiamo all’ergonomia della comunicazione e alle relazioni semiotiche, che sostengono una visione sistemica della comunicazione evidenziando i rischi, come quello della non accessibilità o disabilità, connessi ad un aumento della complessità dell’azione comunicativa.

I contenuti proposti sono parte dell’attività di ricerca delle diverse sedi della rete Sistema Design Italia, e anche, come da tradizione nelle discipline progettuali, di un trasferimento virtuoso sul fronte della didattica, come testimoniato dai due interventi delle sedi di Camerino e Salerno (Scienze della Comunicazione).

Per chiudere, ma anche per aprire a discorsi ulteriori, sta emergendo forte - nel quadro di un più generale allargamento della sfera d’azione del designer a comprendere la società nel suo complesso e non solo i propri specifici ambiti disciplinari – l’ipotesi del design della comunicazione come possibile attore del cambiamento socio-politico, e delle scelte che questi cambiamenti impongono: attraverso gli strumenti più consolidati e l’assunzione di un approccio sistemico e della chiave di lettura della complessità, il designer della comunicazione può proporsi come facilitatore nelle decisioni e nei momenti di pianificazione, soprattutto quando si collocano nel quadro di un sistema complesso e quando ci si trovi di fronte ad una situazione di particolare densità(1).

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(1) Si vedano a questo proposito le attività didattiche e di ricerca condotte nell’ambito del programma “Density. Design della comunicazione e complessità” presso il Dipartimento INDACO e la Facoltà del Design del Politecnico di Milano (www.densitydesign.org).



Moda e Design: Cross Fertilization per l'innovazione

A cura di: Paola Bertola, Giovanni Conti

La tematica sulla Cross Fertilization è l’oggetto della Ricerca co-finanziata MIUR, “Cross fertilization per l'innovazione: nuovi strumenti e strategie progettuali a sostegno della competitività del Sistema Moda Italia”. La ricerca, condotta in collaborazione tra Politecnico di Milano (che rappresenta il Coordinamento Scientifico), Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Università degli Studi di Firenze e II Università di Napoli/Aversa, ha indagato, all’interno di un ampio panorama di casi Studio di Best Practice, dove è possibile ritrovare dinamiche di Innovazione riconducibili a processi di Cross Fertilization.
Nel primo anno di attività di Ricerca sono stati identificati quattro possibili livelli in cui individuare attività di Fertilizzazione Incrociata:_all’interno del processo progettuale;
_all’interno del processo produttivo e prodotti;
_all’interno dell’ offerta complessiva dell’azienda sul mercato;
_nella comunicazione;
_ nel servizio, suddiviso in distribuzione e comunicazione.

Ancora, questi livelli sono stati affrontati parallelamente all’interno delle tre Ricerche di Supporto, due affrontate dall’Unità di Ricerca di Design degli Interni (settore retail e settore ospitalità) sul Sistema della Visibilità e una affrontata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore sul Sistema delle Professioni.
Alcuni Casi di BP individuati hanno evidenziato come le dinamiche legate al Trasferimento di Conoscenza siano talvolta evidenti e riconoscibili come per i marchi Piquadro e CULTI,  visibili come nell’esperienza del Bulgari Hotel, latenti come nell’esperienza di San Lorenzo, piccola impresa della gioielleria Italiana.
I primi due sono interessanti perché antitetici nell’esperienza progettuale, di processo e di distribuzione. Se Culti ha integrato una serie di iniziative partendo come semplice produttore di tessile per la casa affermandosi oggi come un caso di Cross Fertilization totalizzante, Piquadro introduce processi produttivi provenienti dall’Ingegneria Informatica, modifica la lavorazione dei pellami e la produzione della minuteria metallica come giunzioni e chiusure, ibrida le modalità di approvvigionamento, reso e riassortimento con quelle utilizzate nei magazzini dei comuni ferramenta ma, come evidenziato dalla ricerca, perde sul piano della comunicazione e della visibilità.
L’esperienza dell’Hotel Bulgari mette in evidenza come la “progettazione” di un Hotel, da parte di un marchio di gioielleria, nasca dalla consapevolezza di partecipare ad “un progetto globale” che determina il Trasferimento di Conoscenza sia a livello hard, la progettazione degli spazi architettonici, sia a livello soft ovvero, il trasferimento di valori e i immaginari.
San Lorenzo è un caso emblematico nel settore del gioiello. L’operazione che i proprietari dell’azienda compiono è quella relativa al trasferimento, sull’oggetto, del valore “del segno del tempo” come elemento caratterizzante e distintivo di una cultura simbolica propria. Ancora, già dalla metà del ‘900 la famiglia Cacchione, proprietaria del marchio, attua operazioni riconducibili alla Cross Fertilization e trova nel Design, e soprattutto nei professionisti di quel periodo, l’elemento capace di compiere tale trasferimento.



Il design per la valorizzazione dei beni culturali.
Le premesse fondative della ricerca d.Cult

A cura di: Stefano Maffei, Marina Parente, Beatrice Villari

Il terzo numero del magazine SDI_View raccoglie i primi esiti della ricerca nazionale cofinanziata dal MIUR per il biennio 2005/06, sinteticamente denominata d.Cult, dal titolo: Il design per la valorizzazione dei Beni Culturali. Strategie, strumenti e metodologie di progetto.
Alla ricerca hanno partecipato diverse sedi universitarie (Genova, Milano dip. INDACO, Milano dip. BEST, Torino, Roma, Napoli, Palermo e Milano Statale), con una varietà di competenze che spaziano dal mondo del progetto di design, alle discipline storiche, alle competenze tecnologiche e manageriali, alla psicologia cognitiva e sociale.
Il magazine, che si apre con tre interventi introduttivi di Giuliano Simonelli, Benedetta Spadolini e Alberto Seassaro, si articola in 5 aree tematiche (come si evince dall’indice generale scaricabile dal punto 00):
- la prima che delimita e definisce l’ambito di interesse _i beni culturali_ e le sue possibili declinazioni;
- la seconda che individua il ruolo del design all’interno dei processi di valorizzazione dei beni culturali;
- la terza che focalizza metodi, strategie e strumenti specifici che il design offre per la valorizzazione e fruizione dei beni culturali;
- la quarta sulle professionalità specifiche di design, le relazioni con un sistema interdisciplinare di attori, le reti di competenze e l’offerta formativa;
- infine un’ampia parte di documentazione, con un repertorio di 31 casi studio di riferimento e la sistematizzazione di alcuni strumenti operativi (pubblicazioni, strumenti tecnico-finanziari, offerte formative e soggetti istituzionali di salvaguardia e promozione sul territorio)



ME.Design. Il contributo del design allo sviluppo locale

A cura di: Antonella Castelli, Arianna Vignati, Beatrice Villari

 

Il secondo numero del Magazine SDI_VIEW intende presentare e diffondere i contenuti innovativi, gli esiti, gli strumenti prodotti nell’ambito della ricerca cofinanziata dal MIUR nel biennio 2002-2003 dal titolo “Me.design. Strategie, strumenti e operatività del disegno industriale per valorizzare e potenziare le risorse dell'area mediterranea tra locale e globale”. La ricerca ha coinvolto 7 Università italiane della rete SDI | Sistema Design Italia (Chieti, Genova, Milano, Napoli “Federico II”, Napoli Aversa, Palermo, Reggio Calabria).
Il progetto di una ricerca sul design per l’area del Mediterraneo è nato dal constatare che è possibile e plausibile domandarsi se esiste una specificità disciplinare del disegno industriale nei confronti del tema dello sviluppo locale e più in particolare della valorizzazione dei territori mediterranei rispetto ad altri approcci disciplinari delle culture del progetto. In questo momento in cui si assiste ad importanti fenomeni di cambiamento delle economie locali, che stanno assumendo nuove fome di organizzazione sociale e territoriale (si veda ad esempio l’esperienza dei distretti industriali) si apre per il design un nuovo ambito di interesse, che stimola alla ricerca e alla definizione di strumenti e metodologie capaci di rispondere a questi cambiamenti, di sostenerli e supportarli perché si possa agire al servizio dello sviluppo delle economie locali.
Un design che può oggi contribuire a rafforzare anche quei sistemi che fondano la loro crescita sulla disponibilità e la messa a sistema di risorse legate ai beni culturali, alle risorse agro alimentari, al paesaggio, a forme di turismo sostenibile, all’artigianato, alla piccola impresa ecc, perché anche in questi contesti la progettazione e la pianificazione di servizi, le strategie di comunicazione, lo sviluppo di sistemi integrati di prodotto comunicazione e distribuzione stanno diventando sempre più determinanti. È a partire dalla consapevolezza di questi rinnovati bisogni che il design si incontra con il territorio mettendo a disposizione valori, conoscenze, competenze e abilità; incontrandosi e contaminandosi, questi due universi, possono generare oggi nuove ed inedite forme di sviluppo.
Le esperienze che la ricerca “Me.design”presenta, mostrano come siano possibile e sia proficuo che il design si occupi di sviluppo locale, configurandosi come disciplina attiva ed adeguata ad affrontare il compito dell’innovazione.

 

 

 

 



La relazione tra design e ICT nei sistemi produttivi locali italiani.

a cura di Venanzio Arquilla e Arianna Vignati

Questo primo numero di SDI_VIEW | Magazine della rete di ricerca Sistema Design Italia propone la restituzione delle evidenze e dei risultati più significativi raggiunti dalle sedi della rete SDI (Chieti, Firenze, Milano, Roma e Torino) coinvolte nella ricerca nazionale cofinanziata MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), nel biennio 2001-2002, dal titolo “Il design per i distretti industriali. Sistemi di competenze e nuove reti di connessione per la competitività dei sistemi produttivi locali italiani” .
L’obiettivo della ricerca è stato quello di individuare attraverso due tipi di indagine, una quantitativa ed una qualitativa, la modalità di relazione tra design ed innovazione attivata dall’utilizzo di Information e Communication Technology. L’indagine quantitativa, svolta su un campione di PMI del nord-est, ha permesso di chiarire lo scenario di riferimento entro il quale l’azione di design si inserisce nei processi innovativi delle aziende appartenenti ai principali settori produttivi del nord Italia. I casi aziendali più interessanti di innovazione connessi con l'impiego delle tecnologie informatiche e telematiche, sono stati invece indagati attraverso una analisi qualitativa basata sull’utilizzo di una metodologia originale per lo sviluppo di casi studio (messa a punto e sperimentata dalla rete SDI | Sistema Design Italia in altre ricerche di livello nazionale) che ha messo in luce alcuni aspetti rilevanti e caratteristici della relazione tra design e Information Communication Technology rispetto ad alcuni progetti innovativi (di prodotto, servizio e comunicazione) in vari contesti produttivi nazionali.